
Quelle luci all’orizzonte: Le Lampare
Una parola ma tanti ricordi. Quando il calar del sole metteva in moto Via dei Pescatori. C’era chi portava remi sulle spalle, chi trascinava enormi lampade lungo il porto, chi riparava le reti con cura e dedizione. Una passione e non un mestiere. La Lampara era un disegno preciso e ordinato, i pescatori dei semplici artisti che ricamavano la loro arte. Quella nobile arte che ha nutrito il paese per tanti anni portando sana competizione e lavoro. Semplice ma allo stesso tempo complicata, la lampara richiedeva l’aiuto da diverse generazioni: dai nonni ai nipoti. Così c’erano le diverse imbarcazioni: quella dei Brascioul con la “Sant’Antonio”, i Scarp’r con la “San Rocco”, i P’rill con la “San Michele” e Giotto con il “Gabbiano”. I pelosini solcavano le acque scure aggomitolandosi ben stretti pur di non sentire la gelida brezza notturna. I più giovani scendevano giù sotto coperta, gli altri fissavano il cielo guardinghi da qualche nube. Il timoniere era il più saggio, sapeva bene dove andare come se i pesci lo stessero già aspettando. Si calavano le reti e si accendevano i fari. Da terra le lampare illuminavano il buio orizzonte come stelle cadute in mare. L’attesa era snervante ma pian piano l’acqua iniziava a ribollire. Migliaia di sagome scure girovagavano intorno al contorno di luce. I pesci: grandi, piccoli e freschi. La trappola riusciva sempre, gli si accerchiava con altre reti e con un lavoro di squadra gli tiravano su. Così si faceva già rotta verso il porto, ma la pesca non era finita lì. Le mogli ritiravano il primo pescato, uno sguardo e un po’ di cibo ma poi via di nuovo in mare. E i fari si riaccendevano, qualcuno tendeva le mani sotto di essi per riscaldarsi. Qualcuno riempiva lo stomaco con del pane vecchio e duro. Qualcuno sonnecchiava coprendosi con le pezze vecchie. Notte fonda: si intravedono le prime imbarcazioni di ritorno. C’è tanto di quel pesce da poterne regalare qualcuno ad amici e parenti. Così si tiravano le somme: “quale sarà stata l’imbarcazione più valente? “
Un lavoro di squadra che riusciva a tener uniti i pescatori di Torre Pelosa. Una lacrima scende sul viso stanco dei pescatori quando si parla della Lampara. “Bei Tempi” quando il mare era un mondo innocente, nessun motoscafo sfrecciante e pochi pescatori d’occasione ( i “Dilettand”). E poi la legge, a volte troppo fiscale, che ha smantellato le Lampare per dar privilegio a moto d’acqua e ai criminali del mare. Qualcuno vede qualche lampara oggi? La nostra Torre a Mare affidata al consumismo, fra yacht, gommoni e puzza di nafta. Le nostre tradizioni calpestate per un po’ di denaro. Prendiamoci la nostra Torre a Mare e le nostre passioni: la lampara in primis.
Un Ringraziamento speciale a tutti i pescatori che con tanta pazienza mi hanno raccontato le loro esperienze e le loro emozioni.
Mirko Saponaro





Io scrive bene Italiano, io sono di Toronto, Canada. It mio padre e di Torre a Mare e ogni volte quando la famiglia sta insieme, lui recontra le storia quando lui era la. Il mio padre si chiamo Mario “il monico” Spagnuolo.
Sorry … no scrive bene italiano