L’INTOCCABILE

26 09 2009

Manifesto-berlusconi-intoccabile

RAGAZZI.. SE AVETE VOGLIA DI FARLO.. SCARICATE QUESTA IMMAGINE E AFFIGGETELA PER LE STRADE DELLA VOSTRA CITTA’..





QUI SUCCEDE DI TUTTO…

21 05 2009

Berlusconi: «Parlamento dannoso e inutile»

«Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa è la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducente». È un passaggio dell’intervento del premier Silvio Berlusconi all’assemblea di Confindustria nel quale il presidente del Consiglio ha sottolineato come le modalità di voto spingano i molti parlamentare a seguire le indicazioni di voto dei capigruppo.

«Avete un governo che per la prima volta è retto da un imprenditore e da una squadra di ministri che sembrano membri di un Cda per la loro efficienza. Dobbiamo però fare i conti con una legislazione da ammodernare perchè il premier non ha praticamente
nessun potere e dovremo arrivare ad un ddl di iniziativa popolare perchè non si può chiedere ai capponi e ai tacchini di anticipare il Natale». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ribadisce, davanti alla platea di Confindustria, la necessità di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio. «Il presidente del Consiglio – aggiunge Berlusconi – non ha nessun potere perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier».

Poi l’affondo sulla giustizia: «La giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. I giornali oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i giudici è un diritto di ogni cittadino». A questo passaggio la platea ha applaudito. «È come se Mourinho fosse l’arbitro di una partita Milan-Inter».

«Metteremo tutto il nostro impegno nella riforma della giustizia penale e non ci fermeremo fino alla divisione delle carriere», ha annunciato il premier, attaccando “certa” magistratura e affermando la sua determinazione a fare la riforma della giustizia «nell’interesse dei cittadini italiani». «Io sono esacerbato e voglio dichiarare pubblicamente la mia indignazione. Io ne sono fuori – spiega – perchè abbiamo il lodo Alfano che sposta la prescrizione e poi ho le spalle larghe, più mi picchiano più mi rinforzano ma un cittadino normale con questa situazione paga un prezzo troppo alto».

«Rispetto» per i singoli magistrati e l’intera istituzione giudiziaria. È quello che chiede l’Associazione nazionale magistrati al presidente del Consiglio, dopo le ultime esternazioni sulle toghe. «La magistratura non vuole essere trascinata su un terreno di contrapposizione che non le appartiene» dice il presidente Luca Palamara, che avverte che «il clima di scontro fa male al Paese».

Mentre tocca a Fini intervenire per difendere il ruolo del Parlamento. «Quando riesce ad operare attraverso procedure “aperte” è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato ed impegnato», replica il presidente della Camera, aprendo a Montecitorio i lavori di un seminario proprio sul Ruolo del Parlamento nella transizione verso il federalismo fiscale: «L’iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell’inevitabile tramonto del ruolo del Parlamento come legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi».

«Ormai sembra chiaro che si crede Napoleone. Il problema è che non è un signore di passaggio, ma il presidente del Consiglio, quindi sarebbe prudente non ridere». Così il segretario del Pd, Dario Franceschini, commenta l’intervento di oggi del premier Silvio Berlusconi all’assemblea di Confindustria.
21 maggio 2009





Riflessione personale..

8 02 2009

Salve compagni,

mi è capitato qualche sera fa di seguire il programma “Annozero” condotto da Santoro. Il tema della serata era “Intercettazioni”, e come ospiti, oltre al solito Marco Travaglio, c’erano per parcodicio esponenti del centro-destra e esponenti di centro-sinistra. Come esponente del centro-destra c’era il dot. Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi, e quindi esponente del PDL. Sono rimasto esterrefatto dalla parole che Ghedini pronunciava pur di difendere la causa-Berlusconi. In maniera razionale si notava che ci fosse uno scontro infantile fra due fazioni che non hanno neanche più identità, e questo lo dimostra il fatto che con parole diverse dicevano cose identiche, ma cercavano di guadagnarsi la ragione, utilizzando tecniche di persuosiane verso gli spettatori che come me seguivano la trasmissione. In poche parole l’avvocato Ghedini vantava il proprio partito per quanto riguarda l’operato anche con giochi di superiorità, o cenni di disaccordo evidenti che condizionano un dialogo fra persone adulte. Ma purtroppo non è questo il problema!. Il vero problema è che si discuteva di una legge assolutamente anticostituzionale, che minimizza ancor di più i poteri della giustizia, oramai evidentemente a livello gerarchico al di sotto degli altri poteri (legislativo soprattutto).  Una legge ad personam, come il famoso Lodo Alfano che ora cercano di allargallo anche sui ministri, una legge che permetterà ai nostri politici, con nessuna distinzione politica, di fare i fatti loro senza nessun ostacolo. La costituzione parla chiaro “La Legge è UGUALE per tutti” con il lodo Alfano si è già violato questo, con questa legge sulle intercettazioni si andrà ancor di più a bloccare il macchingegno della magistratura. Se cercavano di rinnovare il sistema giudiziario credo che l’abbiano inceppato ancor più.





Prc, a Chianciano la scissione: Vendola fonda Rps

25 01 2009

Divorzio siglato. I compagni si separano a Chianciano: e ognuno per la sua strada. Da una parte la Rifondazione per la sinistra, il nuovo partito della sinistra radicale, con un logo Rps di tre lettere, voluto da Nichi Vendola, dall’altra la Rifondazione, sempre più comunista, di Paolo Ferrero.
Sabato è il giorno della scissione.  «Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Sono sereno perché faccio ciò che sento sia giusto fare. Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è un partire indolore». Con queste parole Nichi Vendola ha confermato, nel corso dell’Assemblea della minoranza che si è aperta a Chianciano, la scissione da Rifondazione.

«A quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire – ha detto ancora il governatore della Puglia – che non dobbiamo sentirci avversari di Rifondazione. E soprattutto ai compagni che scelgono di continuare la propria lotta dentro il partito voglio esprimere gratitudine per aver condiviso una bella battaglia, e perché sono certo che continueranno a battersi perché nasca una sinistra nuova, una sinistra del lavoro e delle libertà, che ingaggi un molecolare corpo a corpo contro la paura e contro la solitudine».

All’assemblea sono state invitate alcune centinaia di persone, tutte quelle che hanno sottoscritto all’ultimo congresso di Prc la seconda mozione che faceva capo a Vendola e a Giordano. Sono presenti anche molti bertinottiani che però sono venuti a testimoniare la loro scelta di restare con Paolo Ferrero «pur nella ricerca di una nuova unità di tutta la sinistra radicale».

Nel discorso di addio al Prc Nichi Vendola ha dedicato molte righe a Walter Veltroni per criticarlo. «L’altra sinistra, quella del Pd, mirata al centro, sembra persa – ha detto il governatore della Puglia – nei propri contorcimenti tattici, incapace di un pensiero che non sia subalterno al piano inclinato del governare in sintonia esibita con i poteri forti. Il veltronismo si presenta ormai come un mix compiuto di radicalismo etico e di moderatismo sociale che pratica la prospettiva di una ‘alternanza senza alternativà. Proprio per queste ragioni non possiamo condividere una linea politica che insegue la retorica del sociale».

Il leader di ‘Rifondazione per la sinistra’ ha accennato nel suo intervento anche al centrosinistra e al governo Prodi per dire che «un governo senza profilo e senza collante era per Rifondazione la prova dell’impossibile. Avevamo il dovere di essere efficaci perché questo era molto atteso non solo dai nostri militanti. Ma la nostra inefficacia ci ha omologati al resto del centrosinistra in un giudizio che per noi è stato inappellabile e oltremodo severo»

Alle parole di Nichi Vendola, ha risposto Paolo Ferrero: «Invito i compagni e le compagne riuniti a Chianciano a ripensare all’ipotesi di una scissione, perchè non comprendo che senso abbia fare una scissione in nome dell’unità, è una contraddizione». Il segretario del Prc, Paolo Ferrero, a Milano, in una conferenza stampa, ha cercato di scongiurare i vendoliani dal voler attuare una «ennesima scissione» ed esprime il timore che «la gente andrà a casa schifata».

«È una cosa che mi preoccupa. È una scissione – sostiene Ferrero – da destra o verso destra: ovviamente non voglio dire che Vendola sia di destra, sarebbe una sciocchezza. Tuttavia, il rischio è quello di una subalternità al Pd che è già imballato di suo». «La linea del Prc – ha detto ricordato Ferrero – è stata scelta e chiarita da un responso democratico: ci possono essere diverse idee e ipotesi, ma la linea è quella. Noi abbiamo da sempre proposto una gestione unitaria».





Ritorna in Parlamento il ddl che fa tremare i blogger

15 11 2008
di Francesco Costa L’incubo dei blogger italiani è tornato, e la rete è di nuovo in subbuglio. Motivo dell’agitazione la riproposizione del disegno di legge sull’editoria del deputato Riccardo Franco Levi, risalente alla scorsa legislatura e oggi tornato alla ribalta perché presentato nuovamente dal deputato del Pd e in discussione in Commissione Cultura. Non è complicato capire perché i blogger siano sul piede di guerra: se la proposta di legge Levi divenisse legge, moltissimi di loro dovrebbero iscriversi a un registro pubblico appositamente creato, il Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC), pena il rischio di una condanna per stampa clandestina.

Un anno fa – Per comprendere bene la questione, occorre fare un passo indietro. Ottobre 2007, Romano Prodi è Presidente del Consiglio dei Ministri, Riccardo Franco Levi è sottosegretario alla presidenza del consiglio. Sembra un secolo fa. Il consiglio dei ministri dell’allora governo di centrosinistra approva il disegno di legge Levi-Prodi sulla disciplina del settore dell’editoria, e su internet si scatena il putiferio. Il disegno di legge non comporta infatti solo l’obbligo dell’iscrizione al ROC ma anche l’estensione sui blogger della procedibilità per i reati a mezzo stampa. Di fatto, la norma entrando in vigore priverebbe i blog della caratteristica fondamentale che li ha resi uno strumento centrale della comunicazione e dell’informazione fatta dai cittadini: la facilità di utilizzo e l’immediatezza della pubblicazione. All’approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri seguirono numerose proteste degli utenti della rete, e alcuni componenti dell’allora maggioranza si sfilarono da quella decisione. Il primo a rompere le righe fu Antonio Di Pietro, al tempo ministro per le infrastrutture, seguito dall’allora ministro per le comunicazioni Paolo Gentiloni nonché dal presidente della commissione cultura della Camera, Pietro Folena. Condivisero tutti la stessa motivazione, riguardo il ddl: «Scusate, non lo abbiamo letto». A seguito delle proteste, Levi modificò il ddl così che l’iscrizione al Roc fosse obbligatoria solo per i siti internet che “non costituiscono un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. E’ sufficiente però la presenza in pagina di un piccolo banner pubblicitario per rientrare nella categoria di “organizzazione imprenditoriale del lavoro”, per cui la modifica non servì a rassicurare i blogger.

L’assalto geriatrico – La stampa estera si tuffò su questa ipotesi di legislazione senza precedenti in paesi democratici. Il Times si affidò al commento caustico di Bernhard Warner, secondo cui solo una classe dirigente anziana come quella italiana poteva elaborare una normativa così sgangherata sui blog e l’editoria online. «Romano Prodi, il primo ministro, ha 69 anni, e ha battuto il 71enne Silvio Berlusconi alle ultime elezioni. Il Presidente Giorgio Napolitano, 82, ha davanti ancora sei anni prima di finire il mandato; il suo predecessore ne aveva 86 quando lasciò il Quirinale. Nella sfortunata ipotesi che l’Italia dichiari guerra a qualcuno – proseguiva il quotidiano britannico – la decisione verrà da un capo di stato che aveva quasi vent’anni quando i tedeschi si arresero alla fine della seconda guerra mondiale. Penso che questa prospettiva sia una necessaria introduzione a qualsiasi discorso riguardo la politica italiana con chi non ne sa abbastanza. Se il governo italiano non vi sembra adatto al mondo moderno, la spiegazione è molto semplice: anche il vostro paese farebbe lo stesso, se fossero i vostri nonni a essere al potere».

Oggi - Il resto della storia è facile da immaginare: il governo Prodi cade prima che il ddl Levi possa finire in discussione nelle aule parlamentari e i blogger tirano un respiro di sollievo. Se non fosse che Riccardo Levi, rieletto alla Camera in questa legislatura, presenta nuovamente la sua proposta di legge, e questa sia da una settimana in discussione in Commissione Cultura alla Camera. I blogger sono di nuovo in subbuglio, e fanno quadrato tentando di resistere nuovamente a un’avanzata che minerebbe la loro libertà. In un paese in cui l’anzianità della classe dirigente e la scarsa dimestichezza con la rete sono fenomeni completamente trasversali, c’è solo da incrociare le dita e sperare che non si debba assistere al passaggio dell’ennesima legge miope e senza precedenti in materia di internet. A opera – stavolta – di un deputato democratico.





OBAMA FOR PRESIDENT!! CHANGE?! I BELIEVE IN..

4 11 2008

America al voto: Obama con il vento in poppa

Obama e Bruce - foto Ap - 250*200 - 04-11-08

Obama con Springsteen

Conto alla rovescia negli Stati Uniti, dove i candidati alla Casa Bianca, Barack Obama e John Mc Cain sfruttano gli ultimi scampoli di campagna elettorale per convincere gli indecisi a scegliere.Uno sfondo semicircolare, e una lunga passerella che punta verso il pubblico, le telecamere e il mondo: è il palco sul quale nella notte tra martedì e mercoledì Barack Obama potrebbe pronunciare, a Chicago, il primo discorso da presidente-eletto degli Stati Uniti. La città dove il candidato dei democratici alla Casa Bianca ha creato la propria carriera politica, e che lo ha adottato da vent’anni, è pronta alla notte elettorale e a fare festa.

Grant Park, un parco cittadino affacciato sul Lago Michigan, è stato circondato da un’alta recinzione per creare un’area dentro la quale sono attesi 65 mila sostenitori di Obama e 7.000 giornalisti di tutto il mondo. Il clima farà la sua parte: le previsioni meteo sono di una serata insolitamente mite per un novembre sui Grandi Laghi, con le temperature più alte da 44 anni.

Il programma di Obama durante l’Election Day è rimasto per buona parte della giornata della vigilia abbastanza oscuro. Il candidato dei democratici, dopo un comizio finale in Virginia nella notte tra oggi e domani, è atteso a Chicago dove dovrebbe recarsi a votare in una scuola elementare vicina alla villetta di Hyde Park dove gli Obama vivono dal 2005. La residenza del candidato è da tempo circondata da strette misure di sicurezza e alla vigilia del voto la sorveglianza di polizia e Secret Service è aumentata.

Obama ha in programma nel giorno del voto anche un blitz ai seggi nel vicino Stato dell’Indiana, dove i sondaggi indicano che potrebbe strappare la vittoria ai repubblicani.

Per fare due comizi supplementari in Colorado e in New Mexico, prima di aspettare i risultati delle presidenziali nella sua casa in Arizona, John McCain, il candidato repubblicano, ha rinunciato ad andare al cinema.

Non lo aveva mai fatto in occasione di un Election Day, convinto che un comizio in più o in meno non cambia la situazione. E gli è sempre andata bene visto che ha sempre vinto tutte le sue battaglie al Congresso, due volte alla Camera, poi quattro volte al Senato. È vero che la lista delle novità cinematografiche non è proprio esaltante in queste settimane, e che possiamo scartare (con una certa sicurezza) una scelta come ‘W’. Cioè il film che Oliver Stone dedica all’attuale presidente Usa George W. Bush, che sbaragliò McCain alle primarie del 2.000 con una serie di mosse non proprio da gentiluomo, tra cui quella di avere una figlia illegittima nera o indiana. Fatto sta che questa volta il senatore eroe del Vietnam, 72 anni, non ostenta sicurezza come le volte precedenti. È indietro di diversi punti rispetto al suo avversario democratico Barack Obama e teme di perdere anche gli Stati che teoricamente dovrebbero rimanere fedeli ai repubblicani, come il suo Arizona.

Il finale a tutta birra (10 Stati in 24 ore) di McCain, dopo avere già girato come una trottola per tutto il fine settimana, tra New Hampshire e Florida, non è proprio un buon segnale, perchè sembra indicare che il senatore rischia di traballare in Stati dati fino a poco fa per sicuri come il Tennessee o l’Indiana.

L’ultimo sondaggio Reuters/Zogby dà Barack Obama in testa in sei degli 8 Stati-chiave (tra i quali, anche i decisivi Florida e Ohio). Secondo la rilevazione giornaliera, Obama ha un vantaggio di 7 punti anche a livello nazionale (domenica erano 6). E a ventiquattr’ore dal voto, il senatore afro-americano è avanti di 1 punto in Missouri, di 2 in Florida, ma anche in Ohio, Virginia e Nevada, tutti Stati vinti da Bush nel 2004.

Questi 5 stati assegnano insieme il 76 per cento dei “grandi elettori”; e quindi, insieme agli Stati vinti da John Kerry nell’ultima tornata, darebbero al senatore dell’Illinois 328 ‘grandi elettorì, decisamente più del necessario (270) per conquistare la Casa Bianca. Obama è anche in vantaggio di 11 punti in Pennsylvania uno Stato in cui McCain ha giocato tutte le sue carte; ed è in vantaggio di 5 punti in Indiana e di 1 in North Carolina, entrambi conquistati da Bush nel 2004. E dunque mentre tutti i sondaggi danno Obama con il vento in poppa (ieri un sondaggio Gallup gli dava 10 punti vantaggio) a McCain non rimane che sperare negli indecisi, in coloro cioè che per ragioni razziali o per paura del cambiamento, potrebbero ribaltare le previsioni. Secondo il ‘New York Times’, il 4 per cento dell’elettorato non ha ancora deciso chi votare; e il dato è ancora più evidente in alcuni Stati.

Tutto si deciderà martedì e farsi ingannare dai sondaggi potrebbe essere un brutto affare, ma la Cnn continua ad alimentare le speranze di chi sogna un nero alla Casa Bianca: secondo la tv americana il vantaggio di Obama su McCain è stabile a sette punti. E soprattutto a perdere favori è la Palin, la governatrice dell’Alaska che McCain ha scelto come vice e che aveva fatto tremare i democratici. Ma “l’innamoramento” per fortuna sembra essere durato poco: dà un parere negativo su di lei il 48 per cento degli americani, mentre ad agosto era solo il 21 per cento.





RIFLESSIONE PERSONALE…

1 11 2008

Compagni, il mondo ha subito in questo ultimo decennio una trasformazione radicale che ha surclassato quei sentimenti ben definiti nel dopo-guerra.. Abbiamo dimenticato tutto l’orrore che l’intero pianeta ha vissuto in quegli anni.. Nessuno più ricorda quanto la violenza abbia reso la coscienza umana cinica e superficiale.. Ci avviamo inconsapevolmente verso un mondo governato dall’odio e dall’ipocrisia.. Lo sviluppo delle nuove tecnologie associate soprattutto a mezzi di telecomunicazione ci ha portati a sottovalutare qualunque realtà, ci ha resi superficiali e pigri di adoperarsi in qualunque contesto sociale.. Siamo diventati della gente individualista, gente che pensa a se stessa che non collabora più per lo sviluppo dell’intera società, ma solo per un unico scopo.. accrescere il proprio conto in banca credendo che il denaro possa essere la sola fonte di benessere.. Abbiamo posto da parte i sentimenti e le emozioni, non abbiamo più la capacità di ragionare con la propria mente perchè c’è sempre qualcuno che lo farà per noi.. Abbiamo eliminato quelle capacità che abbiamo acquisito in tutto il corso della storia, avvicinando sempre più a quello stato primordiale che ci accomuna agli animali (nulla togliendo a loro).. Il nostro secolo sarebbe dovuto essere “il Secolo della Cultura” ma per ora tendiamo più al “Secolo del Cuturismo”.. L’aspetto, l’apparire è ormai divenuta la malattia di ognuno di noi.. abbiamo scartato l’opportunità di “essere” per da spazio all’”apparire”.. Siamo diventati degli stupidi oggetti, tutti simili gli un con gli altri.. delle fotocopie.. Siamo d’altronde orgogliosi e fanatici del nostro modo di essere.. Disprezziamo la cultura come se fosse la malattia del secolo, contemporaneamente disprezzanti del futuro minimizziamo l’importanza dell’istruzione, ritenuta dalla maggioranza una sola perdita di tempo.. Ma il fenomeno che fa più paura è questo odio razziale e xenofobo che sta riprendendo piede sul nostro pianeta.. tutti i giornali del mondo parlano di vicende legate a questo fenomeno.. Sarebbe troppo lungo da raccontarle.. I ragazzi sono affascinati dalla violenza, addestrati da tanti anni dalle immagini che le Tv ci offrono..

Compagni, ci saranno miliardi di altri problemi.. ma potremo riassumerli tutti dicendo che “il mondo è nostro, e siamo noi a doverlo proteggere, a migliorarlo per i nostri figli e per tutti gli altri”.. ognuno di noi deve riflettere su questo, per migliorare i propri aspetti personali e migliorare le proprie abitudini per l’intera comunità..

Mirko Saponaro..





NEOFASCISTI IN AZIONE.. il Governo: “NO!, sono COMUNISTI!!”.. BUGIARDI!!!

1 11 2008

Scontri di Piazza Navona
la verità monca del governo

Una serie di immagini dimostrano che prima i giovani di estrema destra
picchiano a sprangate alcuni studenti medi senza che nessuno intervenga
di ANDREA DI NICOLA

Scontri di Piazza Navona la verità monca del governoUno studente aggredito da Blocco studentesco prima degli scontri

ROMA - Uno scontro, anzi un assalto dei centri sociali contro i ragazzi pacifici di Blocco studentesco. La verità costruita dalla polizia e confezionata dal governo è bell’e pronta per andare in onda su Tg e televisioni. Tutto vero: gli universitari sono entrati in piazza Navona ed hanno affrontato i neofascisti di Blocco studentesco. Tutto vero, ma solo una parte della verità. Una parte perché non dice cosa è successo in quella piazza romana prima dello scontro. Non dice insomma, come ricostruito da un ragazzo che ha scritto a Repubblica e come testimoniato da decine di foto che, prima dell’azione degli universitari, un camioncino pieno di mazzieri aveva aggredito a cinghiate e a sprangate gruppi di quindicenni che fino a quel momento avevano giocosamente, accompagnati dai loro professori, contestato il decreto Gelmini.

Dal famigerato pulmino bianco sono scesi studenti, molti evidentemente fuoricorso, che a botte e calci si sono posizionati nel cuore dell’assembramento di ragazzini delle medie superiori spargendo violenza e terrore allo scopo di connotare a destra la protesta studentesca. Solo a questo punto intervengono gli universitari chiamati dai più giovani per cercare una difesa che la polizia non ha saputo offrire. Dal corteo della Sapienza arriva un gruppone, a mani nude tanto che per attaccare usano i tavolini e le sedie dei bar che trovano in piazza e inizia il confronto con i neofascisti.


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Per motivi oscuri le forze dell’ordine si accorgono solo di questa seconda fase della prima, dell’attacco ai liceali da parte di Blocco studentesco non si accorgono. I funzionari di polizia, che pure non erano distanti da dove avveniva il macello dei diritti, dicono di non essersene accorti e non ne fanno cenno nelle loro ricostruzioni. Tanto meno ne fa cenno in Parlamento il sottosegretario Nitto Palma vendendo al Parlamento e al Paese una verità monca che però le tecnologie smontano nel giro di poche ore. Le foto parlano chiaro e, a meno che questo non sia un Paese di maestri di Photoshop, ci dicono che quella del governo e della questura è una verità monca. Quasi una menzogna.





Ogni giorno sempre più esterefatto…

28 10 2008

Berlusconi: «Basta spot alla Rai». Usigrai: «Un editto»

Silvia Garambois

 Silvio Berlusconi

«Mi chiedo come fate ad accettare che la Rai – che vive anche grazie alla vostra pubblicità – inserisca i vostri spot dentro programmi dove si diffondono solo panico e sfiducia»: il padrone (ombra) della concorrente Mediaset si è rivolto senza peli sulla lingua agli industriali che aveva ospitato a cena, venerdì scorso, a Villa Madama. Un banale discorso da venditore di spazi pubblicitari… Ma quell’invito a cena Silvio Berlusconi lo aveva fatto in qualità di Presidente del Consiglio, preoccupato per la crisi economica: e poi lo chiamano “conflitto di interessi”.

È passato tutto il week end senza alcuna smentita o rettifica, senza che dai vertici Rai si levasse un sussulto. «Quale sofisticata nuova forma di editto bulgaro dobbiamo attendere per ribellarci?», chiede ora il segretario del sindacato dei giornalisti Rai, Carlo Verna: «La Rai non è la sola ad aver osservato il silenzio nel fine settimana sulle gravi parole non smentite di Berlusconi agli industriali, invitati a non investire in spot sul servizio pubblico radiotelevisivo. Spero che passando oggi i tornelli i vertici Rai si sveglino». Verna dà l’affondo anche contro l’opposizione: «In azienda non lavorano solo giornalisti, che patirebbero le conseguenze di una Rai messa in ginocchio dal libero (o reverenziale?) accoglimento del suggerimento. Ci sono migliaia di lavoratori e qualche centinaio di dirigenti, mi piacerebbe sentire la voce di chi li rappresenta, invece di un silenzio assordante! E i leader delle opposizioni che dicono?».

L’Associazione “Articolo 21″ è sul piede di guerra: «La minaccia politica è accompagnata dalla minaccia di sanzioni economiche», ha sostenuto Giuseppe Giulietti, portavoce dell’associazione, annunciando che verranno assunte «le più opportune iniziative in sede internazionale e nazionale. Dalle autorità di garanzia e in particolare dall’autorità dell’antitrust ci attendiamo che, al di là dei formalismi giuridici,vogliano almeno far finta di dare un amichevole buffetto, per carità non oso chiedere di più, al presidente richiamandolo ad una maggiore sobrietà nelle parole e soprattutto nelle azioni». E anche Pd, Udc e Idv sono intervenuti, coniugando la campagna di Berlusconi anti-spot alla Rai, con la nomina del nuovo vertice Rai e del presidente della Commissione di vigilanza.

Per Franco Monaco del Pd, infatti, è un motivo in più per chiedere l’esclusione dal prossimo Cda Rai di «uomini Mediaset, ex parlamentari, o dirigenti di partito». Roberto Rao (Udc) ricorda che «la denuncia di un buco di 40 milioni di pubblicità in meno alla Rai testimonia la crisi delle aziende italiane e qualcuno sembra sollecitare gli imprenditori a non investire in pubblicità sulle reti del servizio pubblico. Per questo è urgente insediare la commissione di Vigilanza Rai ed eleggerne il presidente». E ancora, Felice Belisario, presidente del gruppo Italia dei Valori al Senato, dichiara: «Rafforzare Mediaset e indebolire la Rai: questo l’obiettivo di Berlusconi al quale poco interessa di violare la legge sul conflitto d’interessi. Non è solo una grave scorrettezza ma anche l’ennesimo tentativo di rafforzare le sue società. Per questo giustifica gli italiani che non pagano il canone e continua a boicottare la formazione della Commissione di Vigilanza».





NUN TE REGGAE PIU’

27 10 2008